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Trionfo del kitsch: Enzo si aggira per una metropoli americana nottetempo in compagnia di una bambolina nera (Kelis) che canticchiando “Bossy” ritroviamo in tutto il suo splendore di gazzella evoluta a banchetti luculliani di irraggiungibili party tra barboncini giganti tosati, sorrisi tempestati di coloratissime gemme preziose, abiti sfarzosi ipergriffati. Una cornice tanto ricca di forme e povera di contenuti (la fighetta nera leccata per l’occasione che canticchia su una base elettro-hip-hop è roba più riscaldata di una 4 jumps in the padel…), da comunicare “a tutti i costi “ce l’ho fatta, guarda qua che robbetta…”. E’ vero, canta “Bossy”, cioè “persona che si atteggia, che vorrebbe essere un boss ma non lo è”. E se invece volesse invece essere proprio una boss? Una che ce l’ha fatta? Perchè bossy vale sia come volere ma non potere che essere, un boss, un leader, un capo. Comunque rinfacciare un improvviso (o presunto tale) benessere dimostra, oltre che cattivo gusto e volgarità, soprattutto di essere sceso a compromessi con le maxi major dell’industria discografica. Tutte, rigorosamente, “white”. Dimenticando le proprie origini di grandi musicisti e cantanti. Comunque lei è veramente “brava”.

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