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Eau de Suskind. Kubrick non ritenne possibile trasferire il misterioso universo degli odori, magnificamente descritto da Suskind nel suo “Il profumo”, dalla cellulosa alla celluloide. Tom Tykwer ha invece coraggiosamente accolto la sfida. E dal 21 settembre le gesta del geniale protagonista Jean-Baptiste Grenouille rivivono nelle sale cinematografiche italiane. Prima osservazione: il sottotitolo “Storia di un assassino” (Perfume: The Story of a Murderer) è dannatamente errato. Così fottutamente e ingenuamente sbagliato e fuori luogo da sembrare una disattenzione. Perché è forviante e sminuente. Le gesta criminali dell’uomo senza odore sono secondarie rispetto alle altissime intenzioni che le guidano. E al grandioso finale nel quale si realizzano. Il profumo non è un romanzo giallo o nero. E’ rosa, macchiato di sangue ma è e rimane una magnifica storia d’amore di un uomo che sacrifica ogni istante della sua sofferta esistenza a una passione. Miscelando perfettamente nel proprio carattere una meticolosità paziente, una pignoleria psicotica, una umiltà quasi irritante, una lungimiranza ascetica da cent’anni a Goa. Non è la storia di un assassino ma di un essere assolutamente perfetto, coerente ed efficace nel raggiungimento del suo obiettivo, al di là della sua natura criminale. Perché mai come ne Il Profumo il fine giustifica i mezzi. Dando per scontata la trama, perché non voglio credere che ancora qualcuno non abbia letto il romanzo da cui è tratta la pellicola, riporto un altro, in questo caso imperdonabile, errore: tradendo lo scritto originale, nel film è un adulto Jean-Baptiste ad accorgersi di non possedere alcun odore (verso metà della proiezione), privando così lo spettatore di un indizio primario per la comprensione dell’intera narrazione. E dell’unica chiave di lettura (nel romanzo è la balia a notare con orrore che il neonato Jean-Baptiste non solo non profuma di latte come tutti i suoi coetanei ma che non emette alcun tipo di odore in nessuna parte del suo coricino). Altra osservazione riguarda l’attore protagonista Ben Whishaw. Bravo, bravissimo. Ma così piacevole nell’aspetto da sembrare fico nella sua “malvagità”. E non gobbo, deforme e inguardabile come descritto da Suskind.

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Gran film comunque, molto ben diretto da Tom Tykwer, bella anche la fotografia, bravi tutti.

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Personalmente ho trovato eccessivamente lunga la scena dell’orgia scatenata ai piedi di Jean-Baptiste sul patibolo con il boia inginocchiato ai suoi piedi. Tanto ossequioso da ricordarmi la famosa scelta di Fantozzi con il megadirettore generale che quando in sala mensa rimprovera il nostro disgraziato ragioniere, è subito ricambiato da un trionfo di complimenti commossi ed esagerati alla sua persona (“E’ un bel direttore”, “E’ un santo”). E’ comunque una scena trionfale quella del profumiere che reclama clamore ed esultanza a riscatto di una vita letteralmente passata nella merda soffocandoci un talento tanto straordinario quanto soprannaturale. Bella anche la musica curata da Reinhold Heil, Johnny Klimek
e dallo stesso Tom Tykwer. E’ la rivincita di Stallone liberato in Sorvegliato Speciale, 92 minuti di applausi dopo lo sbotto di Fantozzi post visione della corazzata Potemkin, è il premio allo spettatore con le ginocchia anchilosate da 2 ore e mezza seduto in poltrona. Ben risolta anche la scena finale, della cui riuscita filmica nutrivo perplessità, vista la crudezza dell’azione. “Laurea” ad honorem al “forever Gradueated” Dustin Hoffman nella parte del profumiere Giuseppe Baldini.

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Bone le ragazze rosse famelicamente usmate nelle loro scollature da Jean-Baptiste. Leggera scollatura, ancora, tra la scena iniziale dell’uomo presentato in catene dopo la prigionia alla folla inferocita prima dell’esecuzione e la scena trionfale prima descritta. La prima, ormai tutti svezzati dall’espediente “rapina” spezzata tra inizio e fine film di Pulp Fiction, si interpreta come un flash forward che poi non ci è mostrato. Insomma, un gran bel lavoro al di là della fedeltà al romanzo. Che è comunque mantenuta. Un ultimissima osservazione: Kubrick a mio parere rifiutò il progetto per non doversi ridurre tecnicamente a una messa in fila di close up e macro di “nasi” all’opera per tutta la durata del film insieme a panoramiche a volo d’uccello su lande desolate alla ricerca delle vittime e dei loro profumi.

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Il film comunque, malgrado il lezzo insopportabile di popcorn, gli sgranocchii di snack caramellosi e gli scartacchii di ogni tipo di puttanata da luna park, mi è piaciuto. Chissà se piacerà anche a questa gente che fa del luogo cinema il proprio divano davanti alla tivù, qui solo un po’ più grande. Chissà se Jean-Baptiste si approprierà dei loro odori per confezionare il profumo che proietta chi lo odora in un mondo opposto a quello del romanzo: l’inferno.
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Trailer QUI.

24 thoughts on “Guarda che profumo…

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