AmbroseOfMilan.jpg
“Sant’Ambrogio sommo e beato creò Milano dov’è venerato”. Canzoncina delle elementari che ogni milanese Doc deve conoscere. Anche perché senza di lui l’Hollywood, i drink di Vinicio (ha inventato l’happy hour in Italia e l’operatività dietro al banco a “station” con l’indimenticato Bee Tees di Pzza Vetra nel 1991, ora possiede e gestisce, tra i tanti club, il Roialto…), il risotto del Gianni (il Giallo, l’Amour, la Briciola), l’Executive del buon Maurice e le serate dei Cominardi (quelli dell’L.A. Bar primi novanta ai tempi del Lizard, oggi titolari e gestori della loro splendida creazione chiamata Old Fashion) che oggi mezza Italia e pochi milanesi si godono (per scelta) non avrebbero mai visto la luce, 16 secoli dopo. Inchinatevi, quindi, voi ospiti della città dell’Ambrogio. Come Milano fa ai vostri vestiti pacchiani, alle vostre donne volgari e alle vostre macchine poco Sportive, per nulla Utili e ancor meno Vehicle.

cayenne limo.jpg

braun_hogenberg_I_42_m.jpg
267px-SantAmbrogio.png

Sant’Ambrogio da Milano
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Sant’Ambrogio
Ambrogio da Milano o Aurelio Ambrogio (Treviri, 339 – Milano, 397), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio.
Assieme a san Carlo Borromeo è patrono della città di Milano. In dialetto milanese viene chiamato Sant’Ambrös o Sant’Ambroeus (entrambi pron. “Sant’Ambrœs”).

Aurelio Ambrogio, membro di due importanti famiglie senatorie romane (la famiglia Aureliana, da parte materna, la famiglia Simmaco, da parte paterna), nacque nel 339 a Treviri (Germania), dove il padre era prefetto del pretorio per la Gallia, ed essendo destinato alla carriera amministrativa, frequentò le migliori scuole di Roma. Dopo cinque anni di magistratura a Sirmio, nel 370 fu inviato a Milano come governatore dell’Italia settentrionale, nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo anche se non aveva ancora ricevuto il battesimo. Nel giro di una settimana fu battezzato e consacrato.
Ambrogio influenzò la politica religiosa di Teodosio I. Nel 380 con l’editto di Tessalonica il cristianesimo fu proclamato religione di stato. Nel 381 il concilio di Aquileia si pronunciò contro l’arianesimo. Nel 390 Ambrogio scomunicò l’imperatore e nel 391 Teodosio, con una seri di decreti, proibì i culti pagani. Cercava di asservire al potere religioso il potere politico, a volte con espedienti dialettici, a volte con ricatti morali. Ad esempio, predicava all’imperatore Graziano che le vittorie non erano dovute all’esercito, ma alla grazia di Dio, da ottenersi con preghiere e peniteze. Ma, davanti ad una grave sconfitta non esitò a proclamare che non era il caso di imputarla alla grazia di Dio, ma alla poca preparazione dell’esercito. In un altro caso, ci furono dei cristiani che (con la partecipazione del vescovo locale o su istigazione dello stesso) incendiarono la sinagoga di Callinico (388). Il culto ebraico era del tutto legittimo, e quindi per la legge romana gli incendiari erano tenuti a ricostruire la sinagoga. Ambrogio si rifiutò di celebrare una messa davanti all’imperatore Teodosio fin che questi non solo promise di modificare il decreto ma di annullarlo. Provvide anche a impedire che Simmaco (suo amico, e che l’aveva aiutato in altre circostanze) venisse ricevuto dall’imperatore in quanto delegato del Senato di Roma. Un imperatore che rifiuta di ricevere il rappresentante del Senato di Roma a noi pare poca cosa, ma allora suscitò un certo scandalo. Sono anche note le sue messe in scena in cui si rivelavano nuovi corpi di martiri mediante dei miracoli che (essendo testimoniati da molte persone) erano evidentemente dei trucchi. A Milano in effetti vi erano stati troppo pochi martiri, perché le persecuzioni furono trascurabili. E allora Ambrogio si industriò per farne saltar fuori di nuovi o per procurarli da fuori (ad es. dopo una viaggio a Bologna dove si era recato per evitare di incontrare Eugenio). Chiese a Graziano di indire un concilio (che si tenne ad Aquileia nel settembre del 381) per condannare due vescovi che non avevano le sue stesse idee in ambito religioso. Graziano avrebbe voluto convocare un vero concilio, ma Ambrogio lo esortò a convocare un numero limitato di vescovi (=quelli che la pensavano come lui) affermando che per appurare la verità bastavano pochi vescovi, e non era il caso di incomodarne troppi, facendo loro affrontare un viaggio faticoso. Dall’altro lato, Ambrogio era una persona che credeva fermamente nel suo operato. La sua porta era sempre aperta, e si prodigava senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure.
Si batté strenuamente contro l’arianesimo, giungendo a colpi di mano per occupare le chiese di Milano. La corte imperiale di Milano era apertamente schierata con gli ariani. Introdusse il canto nella liturgia, e ancor oggi a Milano vi è l’unica scuola che tramanda nei millenni questo antico canto. A lui si deve la conversione di Agostino, che era venuto a Milano per insegnare retorica: Ambrogio e Agostino sono due dei quattro dottori della Chiesa cattolica antica. Fu fautore della supremazia del vescovo di Roma, contro altri vescovi (es. Palladio) che lo ritenevano un vescovo come un altro: da lì a poco il vescovo di Roma Siricio (come già i patriarchi di Costantinopoli e di Antiochia) assumerà il titolo di Papa. Accanto a queste vicende storiche vi sono delle famose leggende miracolistiche, come quella secondo cui Ambrogio camminando per Milano trovò un fabbro che non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe uno dei chiodi con cui venne crocifisso Cristo. Dopo vari passaggi un “chiodo della crocefissione” è tutt’ora appeso nel Duomo di Milano, a grande altezza, sopra l’altare maggiore.

Particolarmente forte fu l’antigiudaismo di Ambrogio: scrive nell’Expositio Evangelii secundum Lucam a proposito del popolo giudaico che esso è:
«…perduto, spirito immondo, preda del diavolo anche all’interno del suo tempio sacro, la sinagoga: anzi la stessa sinagoga è ormai sede e ricettacolo del demonio che stringe entro spire serpentine tutto il popolo giudaico»
Le cronache storiche riportano un episodio rivelatore dell’atteggiamento di Ambrogio nei riguardi degli ebrei. Nel 388, a Callinicum (Kallinikon, sul fiume Eufrate, in Asia, l’attuale Raqqa), una piccola folla di cristiani, guidata dal vescovo locale, diede l’assalto alla sinagoga e la bruciò. Il governatore romano condannò l’accaduto, e per mantere l’ordine pubblico diede ordine che la sinagoga venisse ricostruita a spese del vescovo. L’imperatore Teodosio rese noto di condividere quanto deciso dal suo funzionario.
Ambrogio si contrapose alla decisione dell’imperatore:

«Il luogo che ospita l’incredulità giudaica sarà ricostruito con le spoglie della Chiesa? Il patrimonio acquistato dai cristiani con la protezione di Cristo sarà trasmesso ai templi degli increduli?… Questa iscrizione porranno i giudei sul frontone della loro sinagoga: – Tempio dell’empietà ricostruito col bottino dei cristiani -… Il popolo giudeo introdurrà questa solennità fra i suoi giorni festivi…»
Ambrogio scrisse allora una lettera a Teodosio per spiegargli che quell’incendio non era affatto un crimine: perché bruciare le sinagoghe era un “atto glorioso” affinché “non possa esserci luogo in cui Dio è negato”. Provocatoriamente, egli si assume la responsabilità dell’accaduto. Citando dalla lettera di Ambrogio a Teodosio (tratto da Epistulae 40,11):

«…io dichiaro di aver dato alle fiamme la sinagoga, sì, sono stato io che ho dato loro l’incarico, perché non ci sia più nessun luogo dove Cristo venga negato[…]. Che cosa è più importante, il mantenimento dell’ordine o l’interesse della religione?»
Ambrogio non volle salire sull’altare finché l’imperatore non abolì il decreto imperiale riguardante la ricostruzione della sinagoga sulle spese del vescovo. Secondo la visione del vescovo, nella questione della religione l’unico foro competente da consultare doveva essere la Chiesa cattolica, la quale grazie ad Ambrogio divenne la religione statale e dominante. In questa impresa lo scopo era quello di avvalorare l’indipendenza della Chiesa dallo Stato, affermando anche la superiorità della Chiesa sullo Stato in quanto emanazione di una legge superiore alla quale tutti devono sottostare.

Le prediche sono state rielaborate e riunite in raccolte : exameron (commento della Genesi), de sacramentis etc.
De fide, sulla trinità
De Paenitentia, su peccato e grazia.
De Officiis Ministrorum, sui doveri dei sacerdoti e sul vivere cristianamente.
De Nabuthae, sulla proprietà, i ricchi ed i poveri.
[modifica]Curiosità

Secondo una leggenda devozionale, Ambrogio apparve il 21 febbraio 1339, durante la Battaglia di Parabiago: a dorso di un cavallo e sguainando una spada, mise paura alla Compagnia di San Giorgio capitanata da Lodrisio Visconti, permettendo alle truppe milanesi del fratello Luchino e del nipote Azzone di vincere. A ricordare tale leggenda fu edificata a Parabiago la Chiesa di Sant’Ambrogio della Vittoria e a Milano su un portone bronzeo del Duomo, gli è stata dedicata una formella.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.