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Da questo mese curo la rubrica di motori di Rolling Stone, la prima del genere dal 1967, anno di fondazione del celebre mag. Ieri è uscito il numero di Aprile, la mia pagina è la 199. Puntualizzo che nelle mie intenzioni la rubrica avrebbe dovuto chiamarsi DRIVE MKE CRAZY e non il banale MOTORI così come per questa avventura a bordo di una TVR Sagaris il titolo LA SBANDATA è stato ridotto a un insulso quanto brutto IN VIA D’ESTINZIONE. Le 3 news COMMERCIALI (imposte dalla redazione) prevedevano ben altre vetture. E per quest’altre, rimaneggiando alla bell’e meglio i testi (senza chiedere il permesso all’autore) sono pure riusciti a pizzare qualche refuso. Dal quale mi dissocio. Così come per l’impaginazione e per la scelta delle foto. Date un’occhiata nel post come sarebbe dovuto essere il mio esordio sulla “bibbia dell’iperpop”…

DRIVE ME CRAZY.
Elogio disinteressato delle dreamcar di ogni epoca, classe e genere. Piccole, grandi, belle, brutte, economiche o esclusive, tutte col pass per l’olimpo delle auto “rock”. Quelle con 4 ruote cosà e 2 palle così.

*Slogan di una banda di bikers ripreso da zia Vivienne Westwood e Malcolm McLaren nel 1972 e
affisso nel 1974 sulla vetrina del negozio Sex per annunciare il passaggio dalle brillantine teddy ai
lucidi pellami rocker a 3 anni dal gavettone di merda Punk.

Questo è un articolo pilota.

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La Mini “auto + rock”. Anzi, + punk (“Sex Pistons”). Ma quante altre auto possono
infilarsi di diritto nei gironi del garage di RS sotto il 13 di Aspromonte Square? A naso un po’ tutte,
se pensiamo che nell’intimità di ogni scatolina a 4 ruote (a parte l’infelice Fiat 131 Strada di
Michael Douglas nei claustrofobici corridoi cementizi di Coma Profondo) puoi fare Sex, Drug e
R’n’R. Ti basta reclinare il sedile, aprire il cassetto portaoggetti e premere il
“play”. Ma okkio: le auto cambiano a seconda di chi le possiede.
Paradossalmente (sorry, Sid) un paraculato hippy che vince la lotteria e rottama il suo pulmino Vw
per una aristocratica Jaguar MK2 early Sixties è bollato “no future”. Non va da nessuna parte. Il
felino luccicante sul cofano del suo nuovo ferro non gli si addice. Ruggisce troppo, disturba la
quiete lisergica del campeggio fricchettone. Perché ogni automobile è come un club: è la persona
alla sua guida e la gente che lo frequenta a determinarne irrimediabilmente l’immagine. Così,
come una fiammante Porsche Turbo non salva dalla coattaggine il macellaio arricchito
(magistralmente) interpretato da Angelo Bernabucci in Compagni di Scuola, così per il raffinato
Cary Grant una buffa Isetta non compromette ma anzi amplifica il look da divo stiloso.
Come il bizzarro accessorio di un cool hunter che lancia una moda e poi ritrae la mano, ele-gan-te-mente. Drive me crazy è la nuova avventura mensile di RS dedicata
alle auto da sogno, protagoniste inconsapevoli sul grande e il piccolo schermo. Dalle scorribande
accelerate di Herbie-Maggiolino tutto matto, al terrore del baffuto segaligno braccato di Duel
(Plymouth Valiant del 1970) agli spettacolari inseguimenti di Ronin (Audi S8), di The bourn Identity
(Mini) e dei polizieschi all’italiana anni Settanta. Passando per le dreamcars delle star della XX
arte. Dall’eccessiva Rolls Phantom V in livrea psichedelica di Lennon alla Mini viola
del glam rocker Marc Bolan (T Rex) mortalmente fracassata con la sua persona
contro un albero dall’amante Gloria Jones in quell’alba maledetta del 16 settembre
1977. Per gli inglesi anno zero del punk, per noi italiani anno zero della tele a colori
con l’arrivo di Rai Due. Stuntman Mike (Kurt Russell) sbudella le sue strafighe in
Grindhouse-A prova di morte sbattacchiandole nella gabbia della sua Chevy Nova SS,
James Dean esce di scena con un “tanto ci vede” prima del grande botto e il nostro
Marcello sbatte la sua bella con il pistone lucidato di una Bugatti 35 nella Grande
Abbuffata. Giù il muro e gli U2 attaccano 2 Trabant coi fari accesi al megapalco del tour
Achtung Baby del 1991. Quasi meglio dei maiali volanti di Gilmour&Co. Drive me crazy…
Un po’ come dire “no way…”. Un po’ come dire “Elvis non è morto, è soltanto tornato
a casa” (Tommy Lee Jones in MIB2). Al volante della sua Lincoln Continental Mark II del 1956, ci è
bello immaginare.

PS: Gli argomenti sopra anticipati sono solo a titolo di esposizione per la nuova
vetrina Drive me Crazy. La redazione si riserva il diritto di operare cambi di
direzione last minute, anche senza mettere la freccia.

TVR Sagaris. Sbandata per scelta.
Musica per gli occhi. E’ la brutale TVR Sagaris, che ho avuto l’onore e l’onere di provare in esclusiva per RS
(uno deI pochi esemplari prodotti con guida a sinistra su meno di 200 vetture prodotte e vendute nel mondo).
E’ l’unica in Italia, che faccio, non ci provo? Usando le strade allagate messe a disposizione dal Comune di
Milano in una track-night indimenticabile. In missione top secret, con licenza di uccidermi senza fare il nome
di RS.

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FUORI. Curve mozzafiato.
Una delle più belle esperienze visive mai prodotte e vissute dall’uomo. Un’opera d’arte
movente, dal grande muso branchiato come uno squalo e dalla coda mozza con quegli
scarichi visibilmente sparati in fuori, ai lati, come le pistole di Jesse James.
Estrema, definitiva, eccessiva: perfetta. Euri ben spesi, alla facciaccia di tante perfettine shopping-car
senz’anima. Da Moma, la Sagaris. Prodotta dal 2004 al 2006.

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DENTRO. Profumo di pelle…
L’artigianalità delle cuciture incontra l’avanguardia spinta del design. Architettura
d’interni iperergonomica, contagiri e tachimetro con lo zero in basso da sportiva
purosangue (quest’ultimo “taccato” da 0 a 20=200 miglia orarie, soluzione stilistica che
dà aria alla visuale del quadro strumenti). Sedili fascianti come i gambaletti contenitivi color carne di
Sora Lella in Bianco Rosso Verdone. L’isolamento acustico, grazie a dio, è assolutamente inefficiente…

ID. Fast and curious.
•    Nome: Sagaris (dal nome di un’ascia da combattimento sciita)
•    Cognome: TVR. Storica english factory (1947) con sede a Blackpool, rilevata “per capricccio e passione” nel 2004 dal pittoresco miliardario russo ventiquattrenne Nikolaj Smolensky (ex KGB, figlio di uno dei “7 oligarchi” che si spartirono le proprietà russe alla caduta dell’URSS…) per assicurarle un rilancio commerciale “planetario”. Bene, la TVR ha chiuso i battenti nel 2007 lasciando in eredità alla storia alcune tra le più belle supersportive mai prodotte e al web alcune tra le più desolanti foto di un cimitero delle auto (già ordinate e mai consegnate)…

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•    Data e luogo di nascita: 2004, Bristol Avenue, Blackpool, UK
•    Padre: Graham Browne
•    Madre: TVR 350T
•    Sotto il vestito: 4 litri, 6 cilindri, 400 cv, 1078 kg, trazione posteriore
•    Di cosa è capace: 310 km/h, 0-100 km/h in 3,6 s circa
•    Prezzo: chiederlo è inopportuno come domandare l’età alla regina
•    Carattere: esuberante, ringhiosa, permalosa. Eccessiva e unica come una rockstar.
•    Segni particolari: almeno un centinaio, dall’accensione a pulsante, al muso branchiato, alle porte che apri dall’esterno con un tastino posizionato sotto i retrovisori.
•    Altro: ha partecipato al corto “The Call” con la Campbell e il Malkovich.
•    Sito internet: tvr.co.uk.

LA curva mozzafiato.
Una batmobile rossa in una Gotham City lombarda coi semafori lampeggianti.
Circonvalla del Castello. Curva secca a sinistra a 100 metri.
Allargo a destra, scalcio il pedale al centro e butto giù un paio di marce.
E’ inevitabile: il muso si acquatta, il culo si alleggerisce e tutto il peso si trasferisce avanti
come l’acqua di una vasca da bagno in corsa. Le mie chiappe si contraggono, le pupille si dilatano.
Non a cercare la luce ma un senso alla merda nella quale mi son cacciato.
E in questo preciso momento, aggravo la mia posizione: ignoro Jamiro che mi canta “Travelling without
moving”. E decido di muovermi, con una mossa che nemmeno Jeremy Clarkson su Top Gear (programma
cult della BBC) azzarderebbe: sterzo il volante con la stessa disinvoltura che riserverei al manubrio di una
Graziella e col muso ballerino cerco la corda. Della curva, non quella del cappio che meriterei intorno al
collo. La trovo, è perfettamente tangente, basta seguirla. Ma c’è un problema. L’assenza di elettronica, il
rapporto peso/potenza, la violenza della manovra e il fondo impietoso si sono messi
d’accordo tra di loro alleandosi con la più irremovibile delle leggi: quella della fisica. Se
angolo di sterzata, velocità e condizioni del terreno ti fanno le scarpe, in un istante superi
quell’angolo di pochi gradi all’interno del quale un sapiente controsterzo (sbandata controllata)
può ancora salvarmi. Ma stanotte ci si è messo pure Newton coi suoi G laterali e quindi ciao. E
quello chi è? Il volto pallido del tizio che mi precede nella sua macchinetta, lo incontro un
attimo durante lo spettacolare testa-coda, illuminandolo coi fari anteriori, quasi che
la “mia” dream e la sua trash-car volessero baciarsi le griglie dei radiatori. E’ andata bene. Il
tizio scende per suonarmele. E di percussioni se ne intende, quello. Domani prendo il
tram.
NEWS

Elise S, Cat S7, Atom. La prima più inglese della regina, la seconda più leggera delle piume dei suoi cappellini, la terza più pungente del suo humour. E messe insieme costano giusto come una Sagaris…

Lotus Elise S. God save the Green.

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Carrozzeria in vetroresina+telaio in alluminio=Elise (dal nome della nipote del presidente Lotus). Per gli appassionati è l’entry vehicle per la “pure driving experience”. 134 purosangue vapore che scalciano da dietro, 860 kg, 0-100 in 6,1. Da ordinare in livrea BRG, British Racing Green.
grouplotus.com/cars

Caterham S7. Quel peso piuma che solletica.

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Remake della mitica Lotus Super Seven (S7) lanciata dal serial The Prisoner (vedi anche l’intro dell’omonimo pezzo degli Iron), è la regina delle “ruote scoperte”. Motori da 105 a 260 cv (0-100 in 3 sec!) su solo…550 kg (=mezza Sagaris)! Disponibile anche in kit: si monta come il Lego ma non prendetela per gioco. caterham.co.uk

Ariel Atom. L’attimo pungente.

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Sbucciate la materia automobilistica e andate alla sua più intima essenza. Arriverete alla Atom della Ariel (quella che sbianca il passeggero), la particella + pungente della velocità su 4 ruote: 496 kg, 0-100 in…2,9 sec! “Mai provato nulla di simile” (digitate “Atom Jeremy” su You-Tube).
arielmotor.co.uk

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