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Un Augusto in coppa alla Crocetta e via allo spazio calmo dello Spazio Forma per la mostra Mick Jagger. The photobook, un carrozzone di fotografi sfilato davanti al frontman in quasi mezzo secolo di attività (e invecchiamento). Tra i mostri più o meno sacri dell’arte del click: Bryan Adams (sì, proprio quello lì), l’onnipresente Annie Leibovitz, Peter Lindbergh, Terry O’Neill, Herb Ritts, quell’impostore di Warhol, Dominique Tarlé, Pierre Terrasson, Albert Watson e il Coco remaker Karl Lagerfield. 75 foto in mezz’ora. Noia, niente rock. Fuck. Poi un primo PP di donna in lacrime formato settantacento ed è fatta, il pomeriggio prende una nuova piega, meno stirata col ferro in camerino e più ruga d’espressione. E’ una mostra “secondaria” a quella di Jagger, come una sopporter alla main band. Non resisto al richiamo e con lo stesso biglietto (stampa, gratuito, almeno il bollino annuale all’ordine serve a qualcosa) accedo/cedo all’attrazione di Marco Anelli. Nel tuo sguardo-716 ORE, 3090 OCCHI. Ingredienti scarni come le emotività richiamate: 2 sedie posizionate una davanti all’altra nell’entry room del Moma, una performer col culo seduto su una delle 2 (la serba Marina Abramovic) e una free entry destinata al mondo dei “passanti”. Un invito a sedersi di fronte alla donna affrontandone lo sguardo senza limiti di tempo. Unica regola: “vietato parlare al conducente”. Risultato: oltre 1500 partecipanti intervenuti, con soste da 1 min a oltre 7 ore (!), tutti ritratti in PP. Tra questi anche illustri conosciuti come Lou Reed, Sharon Stone, Bjork, Patti Smith e Isabella Rossellini. Tanti volti in lacrime, qualcuno commosso, qualcun’altro addirittura sconvolto. Qualcuno serenamente sorridente (come quello del folletto islandese prima citato). Un incontro/scontro di sguardi, in una rara oasi di silenzio della grande mela. Inutile tirare le somme o cercare statistiche uomo/donna, sosta lunga/sosta breve, pelle bianca o assortita. E anche la fisicità non mi ha portato ad alcuna conclusione, piange lo smilzo e stempiato bianco, si dispera la capellona polinesiana taglia XXXL. Tanti i volti seri. Come quelli indagatori e severi dei bambini. Ma a cosa pensano? E come affrontano lo scambio di sguardi? E’ un gesto di sfida? Vince chi molla? O chi ride prima? O chi rompe il silenzio? O si tratta di un umano abbandono allo sguardo di un’artista che ti guarda dentro così come è capace di fare con il mondo che lo circonda? E soprattutto, chi conduce il gioco? La donna stanca da settimane di forzata seduta o il passante curioso? Una gara d’endurance senza vincitori e vinti. Ben documentata allo Spazio Forma fino al 13 febbraio 2011. E non lamentatevi se non ci troverete sedie ma solo 3090 occhi accesi su di voi.

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