ILMIOMONDO
Prendete i fantastici 5? Fatto? Procuratevi una tanica piena di benzina V-Power, un accendino Bic tigrato simil D&G e bruciateli. Fatto? Bene, adesso ramazzatene le ceneri e disperdetele al vento. Fatto? Bravissimi. Avete appena offerto un servizio di pubblica utilità a milioni di italiani stravaccati sul divano col telecomando in mano. Tenete a mente il numero 5. Fatto? Moltiplicatelo per 4 e dividetelo per 2. Fatto? Fa 10, vero? Bene, dalla merda passiamo al platino. Perché stamattina alle 6.30 il mio aitante vicino, comandante della Lufthansa, ha preso a vogare con le sue macchine infernali nella sua palestra di casa. E mordendo le lenzuola ho cercato di pensare a cose bellissime per non aggredire la sua fottuta porta di casa.
E ho visto Luba seduta ai piedi del mio letto…
Mi sono immaginato spaparanzato nella mia villa di campagna nel Chianti attendendo la prima mescita di un pregiato vino che porta il mio nome.
Ho dipinto deliranti quadretti della mia mente perversa…

Ho fatto shopping virtuale
Ho dispensato discorsi di ringraziamento ai miei fan
Ho invitato vecchi amici a casa mia per festeggiare il mio compleanno
Ho pensato a momenti più belli della mia vita e ho immaginato il mio futuro
Ma nulla di tutto questo è servito a distrarmi dai miei intenti omicidi. Fino a una fiammante visione di un garage con 10 supercar. Le più belle del mondo, le più belle mai prodotte, le più incredibili forme che si siano mosse su gomma da quando esiste il motore a scoppio. Ne ho isolate una quarantina e, con amarezza, ho ridotto il numero a…qual’era il numero che dovevate tenere a mente? 10, le fantastiche 10. Le ho guidate su strade di altri tempi, le ho parcheggiate in piazze di paesini sperduti nell’Umbria di primavera, aprendo la porta alla mia compagna Grace Kelly per farla scendere con un saltino prima di ripararla sotto l’ombrello, soli, verso un’antica locanda. Il pilota ha smesso di vogare, il pilota è morto, benvenuti a bordo, vi presento le mie “assistenti di volo mattutino”.

In piedi, signori!
Prego, ragazze…
Bugatti Type 57SC Atlantic del 1937.
Prodotta in soli 3 esemplari, uno dei quali di proprietà dello stilista Ralph Lauren. Motore 8 cilindri di 3257 cc capace di 210 cv e di ben 177 orari di velocità. Un monumento artigianale all’arte ormai quasi dimenticata di costruire automobili di lusso.
TVR Sagaris (2005). Catch me if you can.
400 cv/tonnellata (ne esiste anche una versione potenziata di +85 cv…) Il resto
viene da sé. E provate a prenderla! Non solo perché è furiosamente veloce (e totalmente priva di elettronica) ma anche perché la lista e i tempi di attesa si fan lunghi. Si è già detto, letto, scritto e visto tutto sulla mia prossima conquista.
Posso solo aggiungere che se la prendi nera e la guidi mascherato da pipistrello con l’amichetto depilato con maschera e mantello fai la tua porca figura…

FERRARI 250 GT SWB (Short Wheel Base, ossia passo corto) Berlinetta Competizione del 1961. Per la gioia dei maghi del cacciavite regola-punterie.
Solo 160 pezzi per questa libidinosissima, schioppettante V12 da 2953 cc per oltre 290 cv e un rapporto potenza/tonnellata di ben 324,4 cv. Prestazioni ancor oggi di tutto rispetto e che allora permisero alla splendida berlinetta di conquistare vari titoli nelle competizioni. Di tuti i colori il mio preferito è in assoluto il bianco-panna. Come quella che aveva Alboreto quando ebbi il piacere di incontrarlo in pista in occasione di una rievocazione storica. Recentemente al Monterey Sports Car Auction è stata freddamente rifiutata da un suo fortunato possessore un’offerta di 1 milione 450 mila dollari.
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Lotus Seven (1957). Sir Colin Alan Benjamin aka Mr Lotus la definì “a basic car with independent front suspension and a solid rear axle.”
La biposto peso piuma fatta conoscere al mondo dalla fortunata serie tv The Prisoner, debuttò un decennio prima all’Earls Court Motor Show a Londra all’abbordabilissimo “nice price” di 1643 sterle (2897 verdoni di allora). Fedelissima espressione della filosofia costruttiva di Chapman (”to add speed ad lightness”), la Seven (ancor oggi prodotta ufficialmente dalla Caterham e, senza tirarsela tanto, anche da più “friendly” farms tra le quali Birkin, Dax, Donkervoort con potenze che arrivano anche a sfiorare il chilo per cavallo (1000 cv per ton!), montava un modesto 4 cilindri Ford di 950 cc da 40 cv, trazione posteriore, 137 orari e un brillante 15 sec sullo 0-100 malgrado la potenza ridotta. Tutto merito del peso ridottissimo: solo 435 kg…La mia simpaticissima, bisbetica rannocchietta (rigorosamente da trovare in livrea bicolore BRG-British Racing Green/Yellow)
Per saperne di più cliccate qui.
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JAGUAR XK 120 (1948). La gattina gentile.
Nel ‘48 in the UK ti portavi a casa una fiammante XK 120 per 1000 sterle. Era bella, elegante, magnificamente rifinita e aveva un giaguaro di ferro sul cofano. Un bel 6 cilindri di 3,4 litri da 160 cv su 1200kg, più che sufficienti per proiettare lady XK a 214 orari con un rugito sommesso e composto come si conviene ad una creatura di ottima famiglia. Gran ferro, anche nelle successive versioni anni cinquanta. Le successive sorelle maggiori (per motore e dimensioni) XK 140 e 150 persero in sportività ma guadagnarono in comfort di marcia e in sicurezza. Miao.
PS: L’esemplare grigio della foto qui sotto è stato battuto a un’asta nel 2005 per 440 mila USD. Sti cazzi.
JAGUAR E-TYPE. Cos’è quel muso lungo?
3,8 o 4,2 l, il quatto 6 cilindri da ben 265 cv animò per vari anni la prima edizione della mitica E-type, la bara volante per via di quel muso lungo che sbilanciava il peso in avanti. Ma anche una delle più affascinanti, riuscite sportive di lusso. Entrata nel mito come “la macchina di Diabolik”. Sopravissuta alle mode, alla contestazione giovanile e a tutti i casini dei settanta con oltre 240 orari di punta e uno scatto fulmineo per fuggire i cortei e sfilare le manifestazioni di piazza in un lampo. La gattona due posti secchi, disponibile anche in versione spyder, fu trovata da tutti gli intenditori positiva al doping per un V12 da 5,3 litri montato sull’ultima versione anni settanta. Quella coi poggiatesta e la componentistica interna della XJ Sovereign, per intenderci. Colore consigliato per una E-Type coupè del 1961: black. Come quella di Diabolik.


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Aston Martin DB4 Zagato (1960). Macchetelodicoaffà.
Dopo la DB4 di 007, al salone di Londra del 1960, venne presentata luna Aston più grintosa ma anche più raffinata. Carrozzeria disegnate da Ercole Spada e prodotte a Milano, poi rifinite e verniciate negli stabilimenti di Newport Pagnell e, per questo, si riscontrano alcune piccole differenze tra i 19 esemplari costruiti.
314 cavalli per 286 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 in 4,2 sec, come una 996 Turbo, per intenderci.
Brillante carriera sportiva su tutte le piste d’Europa negli anni 1961-62 con piloti del calibro di Jim Clark, Roy Salvadori e Tony Maggs. Oscurata solo dalle imbattibili Ferrari 250 SWB e 250 GTO, tranne che nel Rallye des Routes du Nord nel 1964 dove risultò imprendibile. Furono costruiti 19 telai con numeri compresi tra 0176 e 0200. Il 0201 venne “vestito” Bertone, quello della…Fiat X1/9!




Porsche 356 Speedster (1954).
Una 356 cabrio (motore della 356 A) per il mercato della west coast americana, alleggerita, “schiacciata” (è l’effetto dei vetri più bassi rispetto a quelli delle versioni precedenti) e a basso costo (a differenza delle quotazioni odierne). Più sportiva e più spartana. Ma tanta semplicità consacrò il ferro nell’olimpo delle “fuoriserie”, di quelle special editions entrate nella leggenda. Molte le repliche più o meno fedeli, tra le quali la famosa Apal che qualche anno fa ebbe un discreto successo. Come oggi la francese factory PGO.
Mercedes 300 SL (1952). Sulle ali delle mie più inconfessabili fantasie.
Leggerissima (870 kg, circa come una Elise di oggi…), aerodinamica, look aeronautico (sarà sicuramente piaciuta ad Howard Hughes, di cui vi consiglio di leggere la biografia autorizzata). Grande stella sul muso e via, a Le Mans, al Ring, forte (nella versione “al pubblico” che poteva permettersela) di un instancabile quanto performante motorino 6 cilindri di 3 litri per 175 cv e 240 orari. La successiva, appesantita (1293 kg!), potenziata (240 cv), infeghettita e 300 SL Coupe, nota come gullwing doors o Ali di Gabbiano (da prendere rigorosamente argento interni in pelle blu o nera o panna interni pelle marocchino rosso), entrò a pieno titolo nella leggenda, forte dei 3 anni di produzione della “semplice” 300 SL. Che io preferisco, più inguidabile, capricciosa. Ma efficace e veloce come solo poche Ferrari dell’epoca. Ed ora mambo.




Non esiste una decima meraviglia, ma centinaia. Così, come gran finale, ecco una scorpacciata senza precedenti delle Ferrari più originali, entusiasmanti, innovatrici, personalmente selezionate spulciando nella produzione di Maranello dai primi modelli del 1948 alla 599 di pochi mesi fa. Erotomani, mani sul tavolo, quella che segue è robba che scotta, hot stuff, merce rovente per autentici fetish-driver di oggi e di domani. Perché quel che passa è la bellezza ma non il suo ricordo. Buona degustazione. Prego le diapo…(buio in sala, qualche colpo di tosse di rito).
F 410 Superfast (1956)

F 250 California Spyder (1958)

F 400 Superamerica (1961)
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F 250 GT Lusso (1964)

F 250 GTO (1964), VS AC Cobra…

F 275 GTB (1964)
F 330 P4 (1967)
F 500 Superfast (1967)


F 330 GTC (1968)


F 512 BB (1976)

F 40 (1987)
F50 (1995)


F 456 GT-M (1995)
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F 550 Maranello (1997)


Enzo (2002)


F 612 Scaglietti (2004)


FXX (2005)

275 GTZ (2006)
F 599 GTB Fiorano (2006)

Fine. Come ho detto, ne mancano a centinaia. Solo di Ferrari rappresentative almeno una ventina. Impossibile elencarle tutte. Tutta questa pappardella che intasa il server del Motel a che pro? Semplice spettacolo, ammirazione del bello, dolce indugiare sulle forme, su silhouette leggendarie come quelle di grandi dive, immortali, del passato. Tanti esempi di “bellezza” che riassumono più bellezze: quella femminile, quella tecnologica, quella ergonomica della semplicità unita alla praticità e alla prestazione. Bello. Bello come una cazzo di mattina d’estate ben descritta da Patty Pravo in una sua canzone. Bello che, grazie al cielo, pochi si possono permettere. Ancora meno, potendoselo permettere, ne sono a conoscenza. Ecco allora i Cayenne, gli X5, i D&G, i colori inconfondibili di Gucci e Louis Vuitton, i Rolex (un giorno parleremo di orologi veri), i Guru, i Datch, i mohito d’inverno, le basette sottili e appuntite, i calendari delle troie innocenti, i calciatori idolatrati, i criminali assolti, gli opinionisti dell’ultima ora, i real recitati, le frasi fatte e la gente fatta, le telecamere in centro per arricchire le amministrazioni, le periferie senza telecamere per arricchire la mala. In un fottuto paese islamunista o comunislamico che adora essere sbattuto come un ovetto, credulone. provinciale, ignorante. Questo mio pezzo è duro ma onesto. Nulla di nuovo ma con 110 mila euro 9 italiani su 10 comprerebbero Carrera 4 e Rolex Daytona. Io TVR Sagaris Viola cangiante gommate Yoko morbide e un IWC Portoghese Chrono per il mio polso per prendere i tempi. Migliori. Se ci saranno.
Spit!